mi sgretolo

   mi sgretolo in bit [almeno loro non fanno polvere]

 

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chi c'è?




domenica, 06 gennaio 2008
 




Dico solo wow.
E' il marito di quella di due post fa, per chi non lo sapesse.
Meraviglioso Bollani e spassosa Banda Osiris.
Meno male che c'è la musica, va. ;)

sG.


polvere di sGrethel | 10:08 | commenti (15)


giovedì, 27 dicembre 2007
 



L'avrete sentito in giro, che va di moda dire "lascio aperto il file" o "mi si è aperto il file della memoria". Bhe, ho verificato che funziona. Cioè, funziona la metafora del file, delle directory, delle finestre. Del resto, questi cosi a cui stiamo un sacco appiccicati a leggere e scrivere e chattare e navigare li abbiamo inventati noi, direi nonostante tutto un poco ci assomigliano.
Bhe insomma, per me il blogghe è una cartella aperta, una possibilità da esplorare, talvolta. Non dovete averne a male, per me le possibilità sono qualcosa di estremamente importante. C'è chi mi rimprovera che, talvolta, qualche possibilità si può anche lasciarla lì e non coglierla, oppure si può pure chiuderla.
Forse hanno ragione. Ma io faccio un po' fatica a vivere così. Non è un granché di periodo ma ho un sacco di energia.
E quando ho un sacco di energia mi concentro sulle possibilità (qualcuno direbbe "Concentrati sugli esami, figghiammmia!!").
Sarà il caso che mi concentri anche un poco sulla possibilità blogghe.


Sto leggendo la Patrizia Valduga. Medicamenta e altri medicamenta.
Poesia attorcigliata su se stessa.
MI piace.


L'altra simulazione:
l'animo che non sa curare i sensi
o l'animo curare con i sensi

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Ho trovato lavoro _yeah_
Faccio la promoter. La hostess. La bella statuina. La tipa elegante viso sorridente che ti regala gadgets. Nelle tabaccherie. Sto scoprendo che razza di posti che sono le tabaccherie. E che il gratta e vinci è una piaga dell'Italia. Al pari del Videopoker. Avantieindietrograttaperdiricompravincidammeneunaltrodaichefinchénonvincounabellasomma...
Tutti i pomeriggi, tutto il pomeriggio.
Che tristezza. E io sempre lì sorridente. A parte quando tentano di palparmi. Lì non ho resistito. Brutto coglione guarda che c'hai ottant'anni ma lo vedo bene che sai cosa fai non permetterti, non sai chi ti sta davanti, ok??
Ho rimediato tre inviti a cena, due offerte di matrimonio e due o tre racconti di morte di coniuge per cancro. perché io sono lì a promuovere morte.
E, talvolta, qualcuno, giustamente, reclama.

'sto Natale è stato particolarino. Io ci ho avuto la febbre alla Vigilia e non sono potuta andare con gli altri a festeggiare, al pranzo di Natale  a metà mi sono alzata che la temperatura saliva. Tanto non è stato un granché.  Le mie due nonne, sì, tutte e due insieme, perchè le sfighe non arrivan mai da sole, stanno male, l'una fresca di bypass e sta all'ospedale, quell'altra le gira la testa a 84 anni ci si spaventa e quindi sta qui ma sta altrove la circolazione non funziona tanto bene e per la cronaca il vicino trumbé (idraulico) cardiopatico mi dicono che è appena svenuto nel giardino mentre sto scrivendo il post. Atmosfera tesa in casa. Mia madre rischio isteria, mio padre sul depresso andante. Meno male che il soprannome del mio brodo è Cuor contento il ciel lo aiuta. Ehehehehheh. Mia madre gli sta urlando or ora:"Dove ti credi di essere su una spiaggia a ballare Honolulubeibeeeee???"


All'ospedale, fra varie vicessitudini di malasanità hanno perduto il tesserino della mutua di mia nonna e tutte le carte ospedaliere. Mio padre si reca a fare la denuncia dai carabinieri.
padre: Salve, sono qui per una denuncia per mia suocera.
carabiniere: mi scusi, ma Lei che grado di parentela ha con la signora?


Non si smentiscono mai.


polvere di sGrethel | 13:49 | commenti (12)


sabato, 13 ottobre 2007
 



Vi faccio un regalino.
Che mi mancate.
Baciovi.
sG.




polvere di sGrethel | 09:45 | commenti (10)


martedì, 07 agosto 2007
 

Il mio Brodo dice che non vede l'ora di andare in pensione.
Stando ai suoi progetti, gli mancano giusto 3 anni di liceo, un tot di Accademia delle Belle arti, una quarantina di precariato con incluso matrimonio e cinque marmocchi.
Ma si sa, i capricorno sono lungimiranti.
E comunque non gli do del tutto torto.

Io invece a settembre mi do una sistemata. Nel senso che lavorerò seriamente e uscirò di casa. Qui niente di burrascoso, ma la situazione sta diventando insostenibile per tutti. Basti pensare al fatto che il pc sta in mezzo al soggiorno, quindi mentre vi scrivo ho come sottofondo il russare di mio padre sul divano e la televisione accesa che "non azzardarti a spegnerla che mi sveglio". E la televisione accesa mi rende nervosa. Ecco sì, sono decisamente nervosa. Come quando mi metto i pantaloni stretti che la pancia si gonfia come a farlo apposta.
Quindi è meglio che trovi casa al più presto.

Sono nella fase Rino Gaetano. Ho scaricato la discografia completa. Tutto è cominciato un mesetto e mezzo fa, a casa di amici, mentre cucinavo per 15 persone gli spaghetti allo scoglio. L'altro pescicuoco che preparava le orate al sale ha richiesto di mettere Rino. Lì per lì ero un po' allibita "mamma che scelta da veterocomunistacapellonefricchettone". Poi mi son ricreduta. E ho ballato per tutto il cucinaggio. Mi sballa proprio Rino Gaetano. Musica di sole e vino bianco. Sudore erotico. Parole di terra.
Wow.
polvere di sGrethel | 13:11 | commenti (13)


giovedì, 26 luglio 2007
 

Si ricomincia_timidamente


Una ci prova ad andare avanti per la sua strada.
Il fatto è che a volte costruire una strada nuova significa estirpare alberi, cambiare la rotta di altre strade, scavare sottopassi e cavalcavia. E magari anche fare degli errori di progettazione e trovarsi con poco asfalto nei momenti decisivi. Il fatto è che quando si costruisce una nuova strada c'è sempre qualcuno che non si fida, che si lamenta, che si preoccupa del traffico futuro e che viene a darti consigli sul progetto. Va bene anche così.

Due mesi che sembrano un'eternità. L'assorbimento e l'intensità di questi tempi mi fanno fare fatica a pensare ad un prima di... e ad un dopo questo... Sono calata nel presente delle mie scelte.
Difficili strane complesse per me, incomprensibili per la pluspart.
Purtroppo.

Siete mancati.
sG.

polvere di sGrethel | 09:59 | commenti (14)
vita vissuta, ruggini


mercoledì, 16 maggio 2007
 

Brutto momento.
Lacrime ed altre cose annesse.
Non so quando torno_se torno_
Vorrei salutarvi ad uno ad uno, ma oggi rischierei di essere davvero patetica.
Lo farò più avanti in privato.
Grazie.
Vi bacio.

sGrethel
polvere di sGrethel | 17:07 | commenti (18)


martedì, 08 maggio 2007
 

Craintes





In ordine di intensità, mi fanno paura:

-   guidare
-   le malattie
-   i ladri
-   i cani che assomigliano ai lupi
-   le bombole del gas
-   i rumori della caldaia
-   i lampi
-   le metropoli di notte
-   le metropolitane di notte
-   i sottopassaggi
-   le cavallette
-   gli scarafaggi
-   i clown
-   talvolta i fuochi d'artificio


Non credo di essere così fuori dalla media.

E voi?

Intanto vi regalo una signora canzone.







 
polvere di sGrethel | 10:34 | commenti (13)


lunedì, 30 aprile 2007
 

Impression, en quittant Paris

E' bella che non puoi non amarla.
E' bella e te lo sbatte in faccia.
E al massimo puoi sperare di accarezzarle le curve e annusarne il profumo.
Di donna.
E' bella che i colori ti deliziano e non ti abbagliano e si mischiano.
E' bella perché in lei c'è il mondo.
E' bella che parla tutte le lingue e suona tutte le musiche.
E' bella perché è altera come una regina e sporca come una mendicante.


De mardi à dimanche. Con Chagas e Miguel.
Viaggio con la Swiss Air.
Che ti danno il cioccolatino.
Scalo a Zurich, che costava meno.
Io inquieta all'arrivo. Mi fanno paura le metropoli di sera.
Prendiamo il treno sporco per la gare dove ci aspettano i due nostri ciceroni, amici di Miguel. Li conosco appena, ma sono forti. Lui un capellone. Lei bella, quasi francese, se non fosse per il forte accento e slang milanese e temperamento sfrontato e il gesticolare. I francesi, si sa, litigano immobili. E amano con le parole. I gesti non li capiscono, e forse non li sopportano.
In Francia mi sento a casa. Anche se i parigini ti mettono in soggezione nel parlare francese. E' questo uno degli stereotipi più veri.  Ti correggono. Dici collants e fanno finta di non capire perché la pronunci troppo poco nasale. Eccheccavolo.
Ho mangiato bene e un sacco. Crepes sarrasin, entrecote, salades, tartiflette e via dicendo.
Odio quando noi italiani all'estero ci lamentiamo del cibo. E' che non cerchiamo i posti giusti.
I parigini non si fumano le canne. Appurato durante una passeggiata sul canal Saint Denis tra gruppi di fricchettoni (come direbbe Ed mani di ragno).
In compenso sullo stesso canale ci stanno un sacco di senza fissa dimora.
Gente che lavora, e che non ha soldi per pagarsi un affitto nella cara Parigi. E allora durante la settimana sta nelle tende sul canale. E il sabato e la domenica torna dalle famiglie, che vivono in provincia. Una fila di Quechua e di fili stesi col bucato, divani lacerati e cani fedeli.
Non amerei chiamare questo contraddizione della metropoli quando la contraddizione la paga la gente, sulla pelle.
Poca campagna elettorale sui muri, comunque di basso livello. Sarkozy è simile a Berlusconi, brutto e demagogo, non ha l'alterigia di Chirac. La Royal va a riempire le borse della spesa alle signore e poi si allea con il centrista. I soliti giochini insomma.
La moda è più varia, Parigi è priva di tamarri, ma le ragazze si vestono da vecchie.
Ci sono un sacco di neri che vanno in giro con l'amplificatore e ballano sulla testa la break-dance.  Gli autoctoni  sorridono ma non si mischiano, né in amore né in amicizia. Si sente che la banlieue è ancora in fermento. Sul muro slogan tipo notre colère est trop grande pour un morceau de papier (ovvero la nostra collera è troppo grande per un pezzo di carta).
Eppoi c'è il Louvre, il Pompidou, la Place des Vosges con i musicanti di strada e la Senna. Parigi, insomma.
Me la sono goduta.



polvere di sGrethel | 18:23 | commenti (9)


mercoledì, 04 aprile 2007
 

Studio e militanza (ho dato un esame ne ho un altro a breve brevissimo so' stata in val Susa che bello alla fine della marcia pure danze popolari e vinello di qualità annesso panino con toma piemontese).
Questo implica latitanza dalla blogosfera.
Abbiate pazienza miei cari.
vi porto nel

vostra
sG.
polvere di sGrethel | 15:06 | commenti (13)


sabato, 24 marzo 2007
 

locus, loci

Si sa che alla memoria spesso diamo una rappresentazione spaziale. Memoria come luogo, appunto, in cui collocare informazioni e ricordi. Ci rifletto perché sto scoprendo che questo ha radici molto antiche, nella latinità.
I retori latini quando dovevano impararsi un discorso a memoria facevano una passeggiata. E fin qui, potrebbe essere lo stesso per qualunque studente. Ci si prende una boccata d'aria. Il fatto è che per loro la passeggiata significava un vero e proprio esercizio mnemonico. Ed i luoghi potevano essere templi, strade, boschi.
L'importante, trovare oggetti o punti su cui soffermarsi. Dove piazzare un pezzo di discorso, in modo che ripercorrendo il tragitto quel punto, quell'oggetto, quell'angolo riportasse alla mente delle parole. E per facilitare questa operazione ad ogni pezzo di discorso corrispondeva una vera e propria immagine [mentale], sicuramente più immediata da ricordare.
Il processo era dunque questo: locus -> immagine ->memoria -> parole.

Pensiamo come questo è rimasto nel nostro linguaggio: in primo luogo, al di là di questo, soprattutto, non ti seguo etc etc...
Ovviamente per la scelta dei loci c'erano regole molto ferree. Il luogo chiaramente doveva essere particolare, inusuale, in modo che "saltasse subito all'occhio" ma non troppo affollato, non troppo piccolo né troppo grande, non troppo illuminato ma nemmeno troppo in ombra etc etc... [la psicologia della percezione a queste cose ci sarebbe arrivata molto più avanti....].
Giulio Camillo nella prima metà del '500  aveva progettato un vero e proprio Teatro della Memoria, per un solo spettatore, dove ad ogni posto e sul palco fossero poste delle immagini, tutte quelle necessarie per rappresentare l'intero scibile umano.

Pensavo al fatto che abbiamo bisogno di luoghi fisici, appunto, dove ricostruire una memoria ma questa volta non inidividuale/individualista, dotta, snob, accademica, ma collettiva.
Luoghi in cui piazzare delle immagini che possano essere disegnate insieme. Spazi liberi, "liberati" a chi la memoria la sottrae, la cancella, la plasma. Luoghi meno silenziosi di una biblioteca, che pure è luogo di memoria, ma ancora più riflessivi.
Perché la memoria collettiva è la risultante delle memorie individuali. Non la somma matematica, non un canto all'unisono e nemmeno un ensemble scoordinato, ma una sinfonia con armonie e dissonanze, con stacchi, pause, piani, forti e cambi di ritmo. E per questo c'è bisogno di molta concetrazione.
Il blog sono loci ma impalpabili, che se non li apri non danno fastidio.
Io vorrei un luogo vero, evidente, attrattivo e vissuto.
Si accettano proposte.

Il senso della canzone esula dal post, ma capirete bene che calza per il contesto di questi giorni.



polvere di sGrethel | 10:28 | commenti (12)